Italian Travel and Itineraries

Viaggiare nell’ Etruria tra passato e presente: un esempio per lo sviluppo del turismo culturale

Mary Jane Cryan

La zona dell’Italia centrale conosciuta come Etruria aveva poche attrattive e molti pericoli per i viaggiatori stranieri del passato. La consideravano una zona da attraversare velocemente, puntando a Roma dopo aver visitato le città d’arte di Firenze e Siena. La Tuscia /Etruria era, e ancora oggi è, un territorio a vocazione agricola con vaste distese di grano, vigneti e oliveti. Mentre il viandante apprezzava i castelli, i villaggi, i bellissimi laghi e il buon vino, era al pari terrorizzato dalla possibilità di incontrare banditi o ammalarsi di malaria.

I viaggiatori – non si può ancora chiamarli turisti – evitavano soste in aperta campagna o nelle aree boschive, luoghi prediletti dai banditi. Era necessario arrivare dentro le mura protettive che circondavano le cittadine: Buonconvento, Orvieto, Montefiascone, Bolsena o Viterbo prima del calare della notte.

Fra gli scritti che narrano dei loro viaggi, quelli dei coniugi Hawthorne che visitarono la Tuscia nel 1858, sono un buon esempio. Nathaniel Hawthorne, agente di dogana originario del Massachusetts, era un famoso romanziere e considerato uno degli uomini più belli del suo tempo. Durante il suo viaggio a Roma, lo scrittore e sua moglie misero per iscritto le loro impressioni. Sophia, da artista e madre, notava particolari come lo sporco delle case e delle strade e la mancanza di pulizia nelle persone e nell’abbigliamento. Era preoccupata per la malaria che era comune nelle zone che attraversa. Di Bolsena notava:

“Non guardammo a lungo il castello, dal momento che la nostra attenzione fu attirata dal singolare aspetto della  città  che  credo  essere il posto più lercio mai abitato da essere umano. La sporcizia si trovava dovunque; nella piazza, nei recessi e negli angoli, ricoprendo i miseri vicoli da lato a lato con i rifiuti quotidiani. Ortaggi marci riversati dappertutto, paglia ammuffita, pozzanghere permanenti, rivoletti di disgustose sostanze  disciolte”[1].

Da buon puritano di New England, Hawthorne era sorpreso dalla pacifica coesistenza di religiosità e baldoria che notò durante una visita al Colosseo:

Alcune carrozze si erano fermate all’ ingresso della famosa rovina ma intorno non c’era solitudine: sugli scalini c’erano gruppi che cantavano e ridevano. L’ho trovato un strano posto per canzone e risate, accanto alla croce nera che segnava dove migliaia di gladiatori avevano trovato solo sangue e morte. Un pellegrino andava da un altarino all’altro in ginocchio dicendo una preghiera di penitenza. Ragazze correvano e giocavano con gli amici vicino agli altarini. Il pellegrino non le dava importanza e le ragazze non volevano essere irreverenti, perché in Italia la religione coesiste a fianco di lavoro e sport e le persone non trovano strano inginocchiarsi e pregare o vedere altri che pregano fra due momenti di allegria o fra due peccati[2].

Hawthorne aveva preso freddo nel tragitto in carrozza dal porto di Civitavecchia e così cominciò la sua relazione amore-odio con l’Italia. Odiava le strade sporche, i questuanti e bambini cenciosi, i palazzi fatiscenti e umidi. La figlia Una rischiava di morire, non per la malaria ma per un’influenza presa mentre disegnava a tarda ora nel Foro Romano. Con la bella stagione Hawthorne andò a visitare Villa Borghese e i Musei Capitolini. Vedeva Roma come un posto magico che ispirò anche un suo nuovo romanzo,The Marble Faun.   (fig. 1 Nat. Hawthorne)

Mark Twain (Samuel Clemens) fu un altro scrittore americano che sbarcò a Civitavecchia insieme a 150 concittadini sulla prima crociera organizzata solo per piacere. La nave Quaker City era partita da New York nel giugno del 1867 per una lunga crociera che toccava l’Italia, la Terra Santa, l’Egitto e la Grecia. Twain raccontò tutto nel suo libro ironico Innocents Abroad. Quando la nave arrivò a Civitavecchia suscitò sospetti fra i doganieri perché da Livorno avevano fatto un’escursione a Caprera per visitare la casa di Garibaldi. Gli ufficiali a Civitavecchia sospettavano che la nave portasse un gruppo sedizioso di “bloody Garibaldini” cosi ispezionò i loro documenti e tutta la nave varie volte, tenendoli sotto controllo finché non salpò per Napoli. Questo trattamento lasciò un brutto ricordo di Civitavecchia e degli Stati Papali.

“Civitavecchia è il più orribile covo di sporcizia, di insetti, d’ignoranza in cui ci siamo imbattuti finora. Qui la gente vive in vicoli larghi due iarde, dal sentore caratteristico e poco attraente. Questi budelli di strade sono lastricati di pietre rivestite a mo’ di tappeto di gatti morti, stracci, verdura marcia, suole di scarpe vecchie, il tutto infradiciato dalla risciacquatura dei piatti e la gente vi passa il tempo seduta qua e là su sgabelli di legno. Sono perlopiù di natura indolente, con pochi passatempi. Lavorano due, forse tre ore alla volta. Sono molto sporche queste persone, sia in volto che nell’abito e nella persona. A Civita Vecchia fa spaventosamente caldo. Le strade sono costruite in modo da essere molto anguste e le case da essere solide e alte, per proteggere chi ci vive dal calore. Questo è il primo paesino in Italia che io abbia visitato che pare non avere un santo patrono. Qui non vi è proprio nulla da vedere”[3]. Chiediamoci quale impressione hanno i visitatori che transitano oggi al porto di Civitavecchia.  (fig. 2 Incendiary document )

Il sito di Ferento presso Viterbo, con il suo teatro romano, figura nei racconti di alcuni scrittori-viaggiatori dei primi del 1900 che narrano pericoli tanto spaventosi da dover essere accompagnati da gendarmi per proteggerli da incontri con banditi.

“Due gendarmi  si sono avvicinati  per accompagnarci per garantire la nostra protezione. Camminavamo per un altro miglio,  fra frammenti indistinguibili di mattone e pietra che furono porzioni degli edifici dentro le mura, e ancora seguendo la vecchia strada romana con il suo pavimento massiccio, siamo arrivati a un teatro preservato in modo eccezionale.  Era una sorpresa e un piacere trovare questa splendida reliquia di lavoro romano. … Ferentinum era evidentemente un posto di grande ricchezza sotto i romani e forse tesori d’arte molto importanti usciranno da qui. I gendarmi ci hanno riaccompagnati fino alla carrozza. Il mio compagno confessava che lui aveva avvertito un amico (un ufficiale) che avremmo effettuato questa gita. Ecco perché c’erano questi “protettori”. Ma quella sera ebbe una buffa conclusione. Quando il colonnello arrivò al nostro albergo si arrabbiò con noi per essere andati in quel luogo, dicendo che la campagna non era ancora sicura. Se lui avesse saputo della gita ce lo avrebbe impedito”[4].  (fig. 3 Ferento 1910)

Tutte queste descrizioni sono i precursori dei commenti che vengono lasciati oggi dai viaggiatori su Travel Advisor e altri forum di viaggi. Come allora, sono più le lamentele e le frasi negative di quelle che raccontano le bellezze viste o i simpatici incontri fatti. Come nel passato il viaggiatore, il turista, il pellegrino che viene nella Tuscia per un giorno o una permanenza più lunga ha aspettative che devono essere soddisfatte. Va ricordato che, ormai da dieci anni, sono migliaia gli studenti stranieri che passano un anno scolastico studiando a Viterbo o a Orvieto. Questi visitatori pretendono un’ esperienza a tutto tondo, un’accoglienza perfetta e vedono il territorio della Tuscia con tutti i difetti e i pregi che le persone residenti da tempo non notano più. Le persone che vengono a diretto contatto con il visitatore e anche tutti i residenti devono cercare di vedere il loro territorio con occhi nuovi, da un diverso punto di vista, e di immedesimarsi nella situazione del visitatore o turista/pellegrino di passaggio.

Grazie ai nuovi sistemi di comunicazione e divulgazione, negli ultimi 15-20 anni gli operatori turistici (albergatori, agenzie ecc.) possono catturare l’attenzione del pubblico in tutto il mondo. Ormai i mezzi di una volta, come le brochure in due o più lingue che illustrano le strutture alberghiere e spiegano i monumenti, sono stati sorpassati dai quelli più sofisticati e diretti. Si può far conoscere le bellezze e le offerte turistiche con i video, QR code, i social media, le foto su Instagram e Pinterest per risparmiare tempo e spostamenti. Non c’è più il bisogno dei filtri e burocrazia (enti di turismo, fiere costose) per arrivare direttamente al consumatore, al viaggiatore indipendente che sceglie da solo il suo viaggio in tutti gli aspetti.

I turisti sono diventati i protagonisti del loro stesso viaggio e contano molto sull’esperienza vissuta da altri che comunicano con social media, ascoltano quello che propongono i bloggers e “influencers” e quello che vedono su Instagram, Twitter e Facebook.

Un’altra novità tecnologica che aiuta l’accoglienza e lo sviluppo  del turismo sono le audioguide sviluppate usando la tecnologia Google. Da pochi mesi esiste per il nostro territorio (come per Roma, Venezia e Firenze) la Voicemap, audioguida che si usa con lo Smartphone: il visitatore indipendente può avere un “cicerone elettronico” personale per fare un itinerario a piedi nei centri storici di Viterbo e Civitavecchia[5].

La Tuscia sarà sempre un posto di nicchia per il turismo culturale preferito dai viaggiatori indipendenti, colti, sportivi, artistici e studiosi. Il turista/visitatore colto vuole essere protagonista del proprio viaggio, fare esperienze, immergersi e condividere il modo di vivere che tutto il mondo ci invidia. Non vuole solo guardare dal finestrino del pullman o girare dietro la bandierina di una guida.

Come “catturare” questi turisti moderni? Per prima cosa è necessario avere una profonda conoscenza del proprio territorio e naturalmente delle lingue. Per attirare il visitatore esigente, bisogna aver itinerari appetibili disegnati per il visitatori italiano e altri, mirati, per quelli stranieri. Per gli stranieri è buona cosa includere menzioni dei personaggi che conoscono, itinerari letterari, artistici e storici basati su quello che hanno scritto i viaggiatori stranieri del passato.

Una “rotta alternativa” che porta da Civitavecchia a Roma che chiamo “Il Triangolo Etrusco”, si svolge fra Vetralla, Tarquinia e Tuscania, alla ricerca dei centri minori, paesaggi mozzafiato e siti etruschi da esplorare. Si deve mostrare loro le cose irrepetibili, quelli che non si possono trovare altrove, cosi creando itinerari ed esperienze uniche, non de-localizzabili, sfruttando le peculiarità che il territorio offre.  (fig. 4 mappa Triangolo Etrusco )

Il turista-protagonista vuole anche partecipare alla vita locale, le feste genuine e non solo sagre rumorose. Vogliono godere il “lifestyle” che “i locals” vivono giornalmente. Si aspettano molto di più delle visite culturali alle tombe etrusche che saranno pur affascinanti ma poco conosciute nel mondo extra-europeo. Certamente vanno evitate lunghe, noiose spiegazioni nelle chiese e musei  Essere protagonista del proprio viaggio vuol dire partecipare alle feste e ricorrenze locali, conoscere i sapori genuini del posto, girare fra i giardini storici e visitare i castelli e borghi medievali, magari incontrando persone del posto con gli stessi interessi culturali. Quando un sito è spiegato in modo accattivante da una guida locale che parla la lingua del visitatore, l’esperienza diventa ancor più preziosa e apprezzata.  (fig. 5  turista protagonista)

Negli ultimi 25 anni il mondo del turismo nella Tuscia ha compiuto passi da gigante, una crescita in tutti i sensi: dal numero e livello delle strutture alle persone che si occupano direttamente o indirettamente del turismo. Ma c’è ancora molto da fare e da migliorare specialmente nel campo del decoro cittadino, la protezione del paesaggio e dei siti archeologici. Le campagne deturpate dalle torri eoliche, una segnaletica confusa o mancante, monumenti coperti di graffiti e incessanti rumori sono deleteri per il turismo.  (fig. 6 highlight)

Come il residente, il visitatore ha delle aspettative alte e quando ricevono più di quello che si aspettano come un’accoglienza genuina, l’esperienza diventa a 5 stelle, un “wow experience” che ricorderanno sempre come l’highlight della loro viaggio nella Tuscia.  


[1]Nathaniel & Sophie Hawthorne, Passages from the French and Italian Notebooks, Strahan & Co. London 1871 (traduzioni dall’inglese dei brani sono dell’autrice).

[2] Ibidem.

[3] Mark Twain, Innocents Abroad, American Publishing Company 1869.

[4] Egerton R. Williams, Hill Towns of Italy, London : Smith, Elder & Company 1902.

[5] https://voicemap.me/tour/viterbo